Conversazione con il direttore editoriale Michele Rossi sul presente e sul futuro della crime fiction.

Quando parla di crime, Michele Rossi non parte dalle classifiche, dai bestseller o dalle serie televisive. Parte da una comunità.
«Ci si scambiava libri e riviste come fossero reliquie, si disquisiva sugli imprescindibili da cui cominciare e su quali autrici e autori stessero tracciando nuove rotte», racconta il direttore editoriale di Vertigine. «Soprattutto si viveva un genere letterario come una lente attraverso cui scrutare il mondo e la società, con tutte le sue storture e contraddizioni.»
È un’immagine che molti lettori e librai riconosceranno. Prima di diventare uno dei fenomeni editoriali più forti degli ultimi decenni, la crime fiction viveva infatti una sorta di “gloriosa marginalità”: un territorio abitato da appassionati che trovavano nel noir non soltanto intrattenimento, ma uno strumento per interpretare la realtà.
Da questa riflessione nasce Vertigine, la nuova piattaforma Feltrinelli dedicata alla crime fiction contemporanea. E forse il suo tratto più originale sta proprio qui: non nell’ambizione di presidiare un genere già ampiamente affermato, ma nel tentativo di ricostruire quel senso di appartenenza che negli anni si è progressivamente disperso.
«Dopo il successo, quel senso di comunità è andato via via evaporando», osserva Rossi. «Vertigine nasce dal desiderio di tornare al mood delle origini, di recuperare quel senso di comunità. Pur stando al passo coi tempi, ça va sans dire.»
Una piattaforma, non solo libri
Se la nostalgia delle origini rappresenta il punto di partenza, la risposta guarda decisamente al futuro.
Vertigine nasce infatti come una piattaforma che mette in relazione libri, podcast, videopodcast, newsletter, contenuti editoriali, social media, attività in libreria ed eventi. Un ecosistema che riflette il modo in cui oggi vengono raccontate e vissute le storie.
Per Rossi non si tratta di un elemento accessorio, ma di una necessità.
«È l’unico modo che un grande player editoriale ha per continuare il suo cammino nel mondo e nella società contemporanea. Stare al passo, aprire orizzonti, alimentare confluenze tra le varie uscite.»
Le storie, oggi, viaggiano su canali diversi e dialogano continuamente tra loro. Il lettore che scopre un autore attraverso un romanzo può ritrovarlo in un podcast, in un video, in una newsletter o durante un evento in libreria. È una circolazione di contenuti che amplifica l’esperienza di lettura e contribuisce a costruire relazioni più profonde.
«Un videopodcast, un articolo di approfondimento, un carosello sui social, una presentazione che diventa reading o live-show. Tutto riverbera, amplifica, aggiunge modi e tempi di fruibilità.»
In questa visione anche le librerie assumono un ruolo centrale. Non soltanto luoghi in cui acquistare libri, ma punti di incontro capaci di alimentare quella comunità che Vertigine vuole riportare al centro.
Il noir come strumento per leggere il presente
Se esiste una convinzione che attraversa tutto il ragionamento di Rossi, è che il noir continui a essere uno degli strumenti più efficaci per osservare il nostro tempo. È in quella zona d’ombra che la crime fiction trova la sua forza. Non perché racconti soltanto il crimine, ma perché utilizza il crimine come chiave per comprendere società, potere, relazioni e territori.
Rossi cita autori come Maurizio de Giovanni, Piergiorgio Pulixi e Cristina Cassar Scalia come esempi di una tendenza sempre più evidente: il territorio che smette di essere semplice sfondo e diventa protagonista.
«L’ambientazione non solo è sempre più accurata e ricca di dettagli, ma diventa un’assoluta protagonista. Il territorio non è mero fondale, al contrario è qualcosa di vivo e pulsante, con la sua cultura di superficie e i suoi riti nascosti.»
Accanto ai luoghi emergono poi altri temi centrali della contemporaneità: la politica, il malaffare, i meccanismi economici, le dinamiche psicologiche, le pulsioni individuali e collettive. È questo, secondo Rossi, che rende il noir un osservatorio privilegiato sul presente.
Le voci di Vertigine
La piattaforma prende forma anche attraverso autori che incarnano diverse possibilità del crime contemporaneo.

Piergiorgio Pulixi rappresenta una delle voci più autorevoli del noir italiano e, non a caso, è anche protagonista di Le stanze del male, il videopodcast che entra a far parte dell’universo Vertigine. La sua presenza racconta bene la volontà di costruire connessioni tra narrativa, approfondimento e nuove forme di racconto.
Accanto a lui troviamo Maurizio de Giovanni, autore che ha contribuito a ridefinire il rapporto tra noir e territorio, trasformando città e comunità in protagonisti delle sue storie.
Lo sguardo si allarga poi oltre i confini nazionali con autrici come Camilla Läckberg, una delle figure che hanno contribuito a rendere il crime un fenomeno globale, capace di attraversare libri, serie televisive e culture diverse.
E c’è spazio anche per percorsi meno convenzionali, come quello di Walter Veltroni, che intreccia il racconto criminale con la memoria, la storia e il racconto civile, dimostrando quanto il noir possa dialogare con territori narrativi differenti.
La domanda finale riguarda inevitabilmente il futuro. Quale direzione dovrebbe avere il coraggio di prendere la crime fiction contemporanea?
La risposta di Rossi è un invito all’esplorazione.
«Penso che autrici e autori dovrebbero rifuggire la pigrizia e come Ulisse spingere l’esplorazione del crime oltre le colonne d’Ercole.»
Ma l’appello riguarda anche gli editori, chiamati a scommettere su percorsi nuovi senza rifugiarsi nelle formule consolidate.
Non è un caso che Rossi guardi con interesse a possibili contaminazioni tra crime, geopolitica, reportage e racconto del reale. Citando una recente riflessione del giornalista Simone Pieranni, si interroga persino sulla possibilità che alcuni libri e podcast dedicati agli equilibri internazionali possano rappresentare una nuova frontiera del genere.
Forse è proprio questa la sfida che Vertigine si pone: non limitarsi a seguire l’evoluzione del noir, ma contribuire a immaginarne la prossima trasformazione. Facendolo insieme a lettori, autori, editori e librai. Come accadeva all’inizio, quando una comunità si riconosceva nelle storie e nelle domande che quelle storie erano capaci di porre.

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