Pasqua: festa religiosa o liberazione dai divieti?

L’etimologia è certa: deriva dal greco πασχα, a sua volta dall’aramaico pāsaḥ e propriamente significa “passare oltre”. Si identifica la Pasqua con la festa religiosa, che per gli ebrei commemora la liberazione dalla schiavitù dall’Egitto, mentre per i cristiani la resurrezione di Cristo.

A differenza delle altre festività religiose, la Pasqua è una festa mobile: la sua data varia di anno in anno, perché è correlata con il ciclo lunare e cade la prima domenica di plenilunio successiva all’equinozio di primavera, tra il 22 marzo ed il 25 aprile.

E l’espressione “essere felici come una Pasqua”? Anche qui la religione ha un peso e una storia.

Sembra infatti che il periodo prepasquale, in tempi di maggior rigore religioso, fosse così denso di sacrifici da far riporre nella festività che ne sanciva la conclusione quanta più gioia possibile.In molti testi antichi si racconta infatti come le settimane che precedevano il grande festeggiamento fossero caratterizzate da infiniti divieti: non si poteva mangiare carne, pesce, dolci né bere alcolici; non si poteva cantare, suonare, leggere poesie, dipingere, ascoltare musica e molto altro ancora. In poche parole, era vietato fare qualsiasi cosa bella della vita. La Pasqua arrivava come una vera e propria liberazione e le persone potevano finalmente tornare alla vita normale, lasciandosi alle spalle le restrizioni e la cupezza che si erano imposti per pura devozione.

Se la Pasqua coincide con liberazione da tutti gli obblighi, questo vale anche per il detto molto diffuso, “Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi”. Sicuramente è una battuta, ma l’origine probabilmente deriva dal fatto che il Natale è considerato da molti la festa della famiglia e quindi si trascorre con i propri cari, mentre la Pasqua, complice il clima primaverile, è anche un’occasione per fare viaggi o una gita fuori porta soprattutto con amici, e comunque in piena libertà individuale.

Una bizzarria: nella lingua spagnola, l’augurio di Buona Pasqua, è analogo a quello di Buon Natale. Nel dizionario spagnolo alla parola Pasqua si attribuisce infatti un ulteriore significato, che indica “il periodo temporale che va dal giorno di Natale al giorno dell’Epifania incluso”. La classica pianta natalizia, la “Stella di Natale” che tutti conosciamo, in spagnolo è conosciuta come “Flor de Pascua”.

E l’uovo di Pasqua? Nella tradizione Cristiana, le uova rappresentano la Resurrezione di Cristo: la leggenda narra che, di ritorno dal Santo Sepolcro vuoto, Maddalena incontrasse Pietro che le disse “crederò alle tue parole (alla Risurrezione di Cristo), solo le uova che porti nel tuo cestino si coloreranno di rosso.” Le uova divennero rosso porpora e Pietro ammise il miracolo.

Oltre all’uovo, sono simboli pasquali anche l’agnello, che rappresenta il sacrificio compiuto da Gesù; la colomba, che allude alla Pace e allo Spirito Santo e il coniglio, che indica prolificità, quindi rinnovamento, rigenerazione.

È consuetudine, il Lunedì dell’Angelo, giorno successivo alla Pasqua, chiamato comunemente Pasquetta, fare una gita fuori porta. Come mai? L’interpretazione più accreditata dice che l’uso nasce per ricordare il viaggio, fatto da alcuni discepoli, verso Emmaus nel giorno della Resurrezione.

Infine, una curiosità: Pietro Gori, giornalista anarchico e socialista che ha scritto nel 1892 il famoso “Inno del primo maggio”, chiama questa festa la “dolce Pasqua dei lavoratori” proprio per indicare, oltre a tutte le rivendicazioni che conosciamo, anche quella che è o dovrebbe essere alla base di tutto, cioè la libertà individuale.

Vai all’indice del Blog