Laura Ceccacci costruisce una storia che interroga il lettore sul dolore, sulla memoria e sulla possibilità del perdono.
Ci sono romanzi che raccontano una storia e romanzi che, pagina dopo pagina, costringono il lettore a interrogarsi sulle proprie convinzioni più profonde. Contare i passi verso casa, esordio letterario di Laura Ceccacci, appartiene alla seconda categoria.
La ferita invisibile di Alba
Al centro di Contare i passi verso casa c’è Alba, una donna che da sempre cerca il proprio posto nel mondo. Cresciuta ai margini di una famiglia non convenzionale, segnata da assenze, perdite e domande senza risposta, Alba attraversa la vita portando con sé una ferita che fatica a nominare e che condiziona profondamente il suo modo di stare al mondo.
Quando il lettore la incontra, è una donna che sembra aver smarrito il senso stesso dell’appartenenza. I legami che la circondano, l’amore, la famiglia, perfino la memoria, diventano territori complessi da attraversare. Eppure il suo percorso non è soltanto una fuga: è anche il tentativo, spesso doloroso, di ricomporre i frammenti della propria identità e di trovare una strada per tornare a sé stessa.
È attraverso lo sguardo di Alba che Laura Ceccacci accompagna il lettore dentro le grandi domande che animano il romanzo: quanto pesa la colpa? Quanto ci definisce l’infanzia? È possibile perdonarsi? E che cosa significa davvero sentirsi a casa?
La colpa e la sospensione del giudizio
Nel percorso di Alba, la colpa assume forme diverse e accompagna molti dei personaggi che popolano il romanzo. Non come semplice responsabilità individuale, ma come esperienza che coinvolge relazioni, contesti e fragilità umane.
«Quello che ho cercato di fare nel romanzo è una sospensione del giudizio riguardo alle colpe dei personaggi», spiega Laura Ceccacci. «Perché la domanda diventa: che cosa significa davvero la colpa? Di chi è la colpa? Una donna alla quale succede qualcosa di molto grave quando suo figlio è piccolo è l’unica responsabile oppure la responsabilità ricade anche sulla società che l’ha lasciata sola?».
Per Ceccacci, la colpa non è mai una questione semplice né una condanna definitiva. Al contrario, il romanzo invita a interrogarsi su quanto sia sottile il confine tra ciò che giudichiamo dall’esterno e ciò che potremmo vivere in prima persona.
«Quello che a lei è capitato potrebbe accadere a chiunque. La grande domanda è: come facciamo a dirci che a noi non potrebbe accadere?».


L’infanzia come luogo da cui proveniamo
Nel romanzo di Laura Ceccacci l’infanzia non è mai soltanto un ricordo. È una presenza viva, che continua a influenzare le scelte, i desideri e le paure dei personaggi.
«L’infanzia dovrebbe essere il nostro posto sicuro, quello a cui la mente torna sempre da grande e nel quale sente di essere a casa», racconta l’autrice.
Una definizione che racchiude perfettamente il cuore emotivo di Contare i passi verso casa. I personaggi del romanzo cercano infatti, in modi diversi, un luogo in cui sentirsi accolti e riconosciuti.
«Dovrebbe essere il luogo protetto nel quale i bambini possono fiorire, possono essere se stessi e sentirsi dire che vanno bene così come sono nel mondo».
È proprio questa ricerca di accoglienza e di amore incondizionato a diventare una delle forze motrici della storia.
Una maternità lontana dagli stereotipi
Tra i temi più significativi affrontati da Laura Ceccacci c’è quello della maternità, raccontata in tutta la sua complessità e lontano dalle rappresentazioni idealizzate che spesso dominano il discorso pubblico.
«Ho cercato di non ridurre la maternità soltanto al lieto evento, ma di esplorarne anche le sfaccettature più difficili: la mancanza di pazienza, la fatica, la solitudine e perfino l’impossibilità, a volte, di avere cura di qualcosa che dipende completamente da te».
Nel romanzo convivono madri umane e madri animali, esperienze diverse ma accomunate dalla vulnerabilità, dalla responsabilità e dalla necessità di confrontarsi con i propri limiti.
L’obiettivo dell’autrice era soprattutto quello di offrire uno spazio di riconoscimento a molte donne. «Quello che speravo di fare era far sentire delle madri meno sole leggendo questo libro».
Le zone grigie dell’essere umano
Gli animali e le contraddizioni dell’essere umano
Tra le figure più enigmatiche di Contare i passi verso casa c’è Gautama, un uomo che segna profondamente il percorso di Alba e che, come molti personaggi del romanzo, custodisce una parte di sé che fatica a trovare posto nel mondo.
Nel suo caso, il rapporto con gli animali diventa uno spazio di ascolto, accoglienza e cura. Una dimensione che lo accompagna fin dall’infanzia e che attraversa tutta la sua storia.
«Gli animali sono stati sempre presenti nella vita di Gautama da quando era piccolissimo», racconta Laura Ceccacci. «Sono loro che, in un certo senso, lo salvano e gli fanno quasi da genitori. Mi viene in mente quella scena in cui la mucca lecca il punto in cui si è fatto male: gli animali sono così davvero».
Nel romanzo gli animali non rappresentano soltanto un rifugio, ma anche una possibilità di relazione libera dal giudizio. È attraverso di loro che Gautama riesce a esprimere quella capacità di cura che caratterizza il personaggio e che lo rende una presenza fondamentale nella vita di Alba.
«Trovo meraviglioso il modo in cui si prende cura degli animali, quando prepara per loro percorsi, giochi, piccoli accorgimenti per farli stare meglio. È la stessa attenzione che riserva alle persone: ascolta, sta vicino agli altri e cerca semplicemente di indicare una strada».
Come Alba, anche Gautama porta però con sé una storia complessa, fatta di ferite e contraddizioni. Ed è forse proprio attraverso questi personaggi imperfetti che Laura Ceccacci invita il lettore a interrogarsi sulla difficoltà di definire una persona attraverso una sola parte della sua esistenza.
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