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La lunga storia del fentanyl: La coda di Straub di Stefano Massarelli

Un viaggio tra medicina, storia, industria farmaceutica e narcotraffico per capire come il fentanyl sia l’ultimo capitolo di una storia iniziata migliaia di anni fa.

Stefano Massarelli autore de La coda di Straub
Stefano Massarelli, autore di La coda di Straub

Per raccontare il fentanyl si parte quasi sempre dalle immagini che arrivano dagli Stati Uniti: le strade di Philadelphia, le overdose, un’epidemia che continua a mietere vittime e che sembra appartenere a un presente tanto drammatico quanto incomprensibile. Stefano Massarelli sceglie invece un’altra strada. Con La coda di Straub. Da cura miracolosa a minaccia globale: l’oppio e l’era del Fentanyl (Piano B Edizioni), affronta una delle emergenze sanitarie più discusse del nostro tempo scegliendo una prospettiva inaspettata. Non parte dalla cronaca, ma dalla storia. O meglio, da una domanda: come siamo arrivati fin qui?

La risposta attraversa migliaia di anni, perché il fentanyl, suggerisce l’autore, non è un incidente della contemporaneità. È l’ultimo capitolo di una vicenda che accompagna l’umanità fin dall’antichità, fatta di medicina, guerre, scoperte scientifiche, interessi economici, dipendenze e illusioni. Una storia nella quale il dolore e il tentativo di sconfiggerlo rappresentano il filo rosso che lega epoche lontanissime tra loro.

A renderlo evidente è già il prologo. Massarelli non apre con dati o statistiche, ma con una notte dell’estate del 1992, al Lido di Jesolo. È la storia di “Alex” (nome fittizio), ventun anni, la cui morte diventerà, col senno di poi, il primo caso documentato in Italia legato al fentanyl. Da questo episodio, l’autore allarga progressivamente lo sguardo fino a ricostruire la lunga storia degli oppioidi.

«Si è portati a pensare che la crisi del fentanyl sia un fenomeno recente, una crisi del nostro tempo. In realtà è solo l’ultimo capitolo di una storia antica quanto l’umanità stessa.» Per Massarelli, comprendere davvero l’emergenza attuale significa dunque risalire alle origini dell’oppio e seguire un filo che attraversa secoli di medicina, commercio, guerre e ricerca scientifica.

È proprio questo uno degli aspetti più interessanti del libro. L’autore evita di raccontare gli oppioidi come una semplice successione di sostanze sempre più potenti. Ogni nuova molecola nasce per risolvere i limiti della precedente, viene accolta come una conquista della medicina e, col tempo, rivela anche il suo lato oscuro. È un meccanismo che si ripete dall’oppio alla morfina, dalla morfina all’eroina, fino agli oppioidi sintetici, trasformando la storia della farmacologia in un continuo alternarsi di speranze e disillusioni.

L’ampiezza dello sguardo è probabilmente il principale punto di forza del volume. Il lettore passa dall’Antica Spezieria di Santa Maria della Scala alle guerre dell’oppio, dalla nascita della morfina alla chimica industriale tedesca, dalla Bayer alla IG Farben, fino ad arrivare alla famiglia Sackler e alla diffusione dell’OxyContin negli Stati Uniti. Non si tratta però di una successione di episodi indipendenti: ogni capitolo aggiunge un tassello a una storia che mostra come la relazione dell’uomo con gli oppioidi sia sempre stata caratterizzata da un delicato equilibrio tra beneficio terapeutico e rischio di dipendenza.

In questo percorso emerge anche un’altra idea destinata a far riflettere: le grandi crisi sanitarie raramente nascono da un unico errore. Sono quasi sempre il risultato di fattori diversi che, sommati, finiscono per produrre conseguenze imprevedibili. È ciò che accade anche con il fentanyl.

Secondo Massarelli, infatti, l’attuale crisi statunitense non può essere spiegata soltanto con la presenza di una sostanza particolarmente potente. A determinarla hanno contribuito decenni di prescrizioni estese di farmaci oppioidi, strategie di marketing aggressive, interessi commerciali, falle nei sistemi di controllo e, infine, l’ingresso del fentanyl nel mercato illecito.

Una concatenazione di eventi che rende questa vicenda molto più complessa di quanto spesso emerga nel dibattito pubblico.

La crisi del Fentanyl arriverà in Europa e in Italia? Perché “La coda di Straub” parla del nostro presente

Se il racconto storico costituisce l’ossatura del libro, è però negli ultimi capitoli che La coda di Straub acquista un’urgenza tutta contemporanea. Il fentanyl non rappresenta soltanto un oppioide molto più potente di quelli che lo hanno preceduto. Per Massarelli segna un vero cambio di paradigma, destinato a modificare profondamente anche il mercato illegale delle droghe.

«Prima del fentanyl la produzione degli oppioidi era strettamente legata alla coltivazione del papavero da oppio. Con il fentanyl la produzione si è spostata dai campi agricoli a laboratori grandi come una stanza da letto.» Una trasformazione che rende il traffico illecito più flessibile, più difficile da contrastare e immensamente più redditizio, perché bastano quantità minime di sostanza per produrre un numero elevatissimo di dosi.

È uno dei passaggi più illuminanti del libro, perché sposta l’attenzione dalla sola tossicologia all’economia criminale. Il fentanyl non è soltanto una droga più potente: è una sostanza che ha cambiato le regole del gioco.

Tra le pagine più intense del libro ci sono quelle dedicate alla crisi americana. A colpire Massarelli non è stato tanto un dato statistico quanto una fotografia diffusa dalla polizia di East Liverpool nel 2016: due adulti in overdose all’interno di un’automobile e, sul sedile posteriore, un bambino che osserva la scena.

«Siamo soliti associare la crisi del fentanyl alle immagini di persone che si muovono come zombie nelle strade di Philadelphia o di Vancouver. In realtà la crisi degli oppioidi è qualcosa di molto più vasto e profondo. È un’epidemia che ha penetrato il cuore stesso dell’America.» Un’immagine che, più di qualsiasi numero, restituisce la dimensione umana di un fenomeno entrato da tempo nella quotidianità della classe media statunitense.

La domanda inevitabile è se una crisi simile possa coinvolgere anche l’Europa. Massarelli invita a evitare facili allarmismi, ricordando come il contesto europeo sia profondamente diverso da quello statunitense. Ma questo, avverte, non autorizza a sentirsi al sicuro.

«Non possiamo abbassare la guardia né tantomeno essere sicuri che il fentanyl non arriverà nel nostro Paese.» E ricorda un particolare poco noto: il primo caso documentato di intossicazione letale da fentanyl al di fuori degli Stati Uniti risale proprio all’Italia, nel 1992.

Pur fondandosi su una rigorosa ricostruzione storica e scientifica, La coda di Straub mantiene un ritmo narrativo che lo rende accessibile anche a chi non possiede competenze specifiche in farmacologia o storia della medicina. Le vicende della teriaca, della morfina, dell’eroina, della Bayer, della IG Farben o della famiglia Sackler non vengono presentate come episodi isolati, ma come parti di una stessa storia, nella quale ogni scoperta scientifica porta con sé nuove possibilità e nuovi rischi.

Il riconoscimento: il Premio Galileo e il valore della divulgazione

A confermare la straordinaria forza di questa operazione editoriale è arrivato anche un importante riconoscimento ufficiale. L’opera è stata infatti celebrata a Padova, dove ha vinto la ventesima edizione del Premio Letterario Galileo per la divulgazione scientifica. Un traguardo che certifica il valore del lavoro di Massarelli: la sua capacità di trasformare una materia complessa e scientificamente densa in un racconto accessibile a tutti, senza mai perdere il rigore documentale. Il Premio Galileo non ha fatto che accendere i riflettori su un testo necessario, capace di unire la precisione della ricostruzione storica all’urgenza della saggistica d’inchiesta contemporanea.


La lezione de La coda di Straub: non esiste un presente senza passato

Alla fine della lettura resta soprattutto una consapevolezza. Il fentanyl non è comparso all’improvviso, né rappresenta un’anomalia della nostra epoca. È il risultato di un percorso lungo secoli, nel quale il desiderio di alleviare il dolore ha prodotto alcune delle più straordinarie conquiste della medicina, ma anche alcune delle più gravi crisi sanitarie della storia contemporanea.

È forse questa la riflessione più preziosa che lascia La coda di Straub: per comprendere il presente non basta osservare l’ultima emergenza. Occorre ricostruire la storia che l’ha resa possibile. Ed è proprio questo il viaggio che Stefano Massarelli propone al lettore, mostrando come il fentanyl non sia un punto di partenza, ma l’ultimo capitolo di una storia iniziata migliaia di anni fa.

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